Concorso Letterario, Fotografia, Photography

“Nel limbo con gli zoccoli di legno” di Paola Ascani


“Nel limbo con gli zoccoli di legno” di Paola Ascani

Marzamemi, 21 febbraio 1967.

Tore mio, comu siti? 

È passata quella brutta anfluenza che ti aveva messo a casa il mese scorso? Hai penzato di sicuro che la mia risposta non arrivava, ma il poco di ritardo, è perché ho spittato prima di scriverti. Non vuol dire che non t’ho pensato, anzi, l’ho fatto di più. 

Qui la vita è sempre uguale, ma in me qualcosa comincia a cangiari. Altri giorni che passano, mentre noi siamo divisi. Fino a quando? Lu tempu passa, Tore, e del nostro futuro tu non parli chiù. È vero, quando sei partito ci siamo promessi che facevamo i forti, i bravi a spittari. Io ce l’ho messa tutta, e so che l’hai fatto pure tu, ma ora non ze la fazzu chiù ad andare avanti co chista dumanna, che avimmu a fari, Tore mio? 

E’ strano, mi pare che ho tra le mani tutto, ma non lu pozzu pigghiari. Il futuro che ho ravanzi non è chiaro e pi mia suona come una condanna che non mi fa vivere. A genti non fa autro chi parlari ‘Mena quànnu te ai a maritari?’ e io nun zo che rispunniri.

La settimana scorsa Rosaria e Gerlando, sono andati a nozze e m’hanno chiesto quanto tempo avemu nuautri a maritari. Non ce l’ho saputo dire, e rintra me la malancunia cè mancato poco ca mi faceva addichiare! Lo so che non t’ho potuto trattenere e ora non ti pozzu riportare, ma che cosa devo fare? Lu frati di Lia, te lo ricordi? È nata una bella amicizzia. Me disse che mi poteva volere pure come mugghieri cu na scocca di gigliu nta li mani.

Ora ti saluto Tore mio, non ci vedo chiù che ho iniziato a cianciri, mi prende scantu per la tua risposta, ma la vita è una sola e ci abbiamo il diritto di vivere.

Tua, 

Mena.

Sono le sei del mattino. Salvatore ha ancora in mano la lettera di Filomena, ricevuta il giorno prima, mentre si alza dal letto e decide di uscire per fare un giro fuori città, prima di rientrare alla Demka. Nella stanza della gezellenhuizen, la Pensione messa a disposizione dallo Stato olandese per lui e gli altri connazionali arrivati in cerca di fortuna, c’è solo silenzio. Dopo la chiusura delle miniere per l’inferno di Marsinelle, in molti hanno trovato posto in fabbrica e possono rubare un’ora in più di riposo all’alba. Indossa i vestiti da lavoro della sera prima, prende solo il basco nero, si mette le scarpe ed esce nel lungo corridoio su cui affaccia la miriade di porte che confinano, in poco spazio, altre storie come la sua. È pallido, con un peso elefantiaco che gli comprime il respiro e che non accenna a diminuire, neppure ora che è in piedi. Gli occhi catatonici non hanno uno sguardo classificabile, sembrano senza vita come quelli di un pesce appena pescato. Disorientati, sbarrati guardano, ma non vedono. Fortuna che i movimenti basilari di un uomo non hanno bisogno di ragionamento, basta l’abitudine per ripeterli. È in ostaggio dell’agitazione e tristezza procurategli dalle parole della sua fidanzata che lo hanno raggiunto dall’Italia, investendolo in pieno come una corriera senza freni. Un impatto micidiale, reso più violento dalla notte. Non ci sono segni di frenata sul cuore, le ultime frasi lo hanno penetrato rapide come una lama. Un dolore acuto l’ha lasciato inerme sulla branda, senza consegnarlo al sonno neppure un minuto, impedendogli di concedersi a quell’istante temporale che si frappone tra il buio e la luce del risveglio. 

Anche adesso che è lontano dai suoi luoghi e tempi, Salvatore ha conservato la sciamanica convinzione che ogni volta che si aprono gli occhi al mattino, si ripete il mistero della nascita. In quei primi istanti, è impressa la stessa magia del momento in cui si viene al mondo, racchiusa nell’inspiegabile passaggio dal sonno alla veglia, che non sappiamo distinguere. Mena è l’unica ad aver capito l’importanza di quel momento per Tore e glielo lascia vivere come un rituale da dodici anni.

– È il momento più delicato del giorno, quello in cui tutto ha inizio, Mena – le ha detto la prima volta che si coricarono insieme. 

– Quell’attimo straordinario è una rinascita. La partita si gioca lì, in quella sequenza preziosa di istanti, che fanno prendere un verso alla giornata che verrà, proprio come nella vita conta la direzione che le dai durante la gioventù. 

E così Mena ha smesso di parlargli al mattino, appena sveglio, per evitare che un impercettibile imperfezione nella sua rinascita quotidiana, potesse uccidergli un giorno intero. Lei non si è mai assunta quella responsabilità nei sette anni passati insieme, prima della partenza di Tore per l’Olanda. 

Ma quella mattina non c’è Mena né il rito della rinascita, forse per questo Salvatore si sente morire. Ha da riordinare una coltre di pensieri nella mente e una decisione da prendere in un discorso frontale con l’esistenza che non può più procrastinare. Percorre tutto il corridoio vuoto, illuminato a giorno dal giallo dei neon che, sporgendo a cadenza fissa dalle pareti, indicano il percorso. Scende le quattro rampe di scale che portano all’ingresso della Pensione, saluta muto con un gesto del braccio il portiere che si sta mettendo il cappotto per tornare a casa finito il turno di notte e raggiunge, in strada, la lambretta. Salvatore la parcheggia sempre davanti al portone della Pensione così, quando si fa buio e Olivier monta il turno, può controllarla in cambio della cena italiana che Salvatore cucina per tutti e due. Ha sempre continuato a mangiare italiano in questi cinque anni, per mantenere il legame con la terra è essenziale conservarne il sapore in bocca. Quando il gusto sale alla testa e mette in moto il ricordo, la distanza fa meno paura, e la sensazione di essere a casa aiuta a gestire la nostalgia. 

Lo fanno tutti quelli come lui, li chiamano gastarbeiders, i lavoratori ospiti, quelli che entrano per lavorare, e tornano a casa quando non serve più. Solo che nessuno conosce il quando. È per questo che li selezionano prima di arrivare. Per l’efficienza. Giovani, sani e senza moglie. Col tempo, possono trovarla olandese, e rimanere per sempre, ma guai a dire di essere sposati o fidanzati in patria, non sono ammesse distrazioni per i contatti da tenere con la famiglia d’origine. Altrimenti, avanti un altro celibe più gestibile. 

Tore mette in moto la lambretta e punta fuori città, lungo i canali. La luce dell’alba, prima fioca, si fa più cristallina, ma intorno tutto rimane scolorito, opaco per via di una barriera di nuvole dense. 

I campi, foderati di nebbia che si solleva da terra come folate di vapore, gli somigliano grigi e inanimati. La pianura, a quell’ora, è silenziosa, ancora vuota di braccianti o almeno sembra perché dietro alla coltre impalpabile non si intravvedono movimenti. Protetto da quel sipario invisibile, si sente in un abbandono simbiotico. Blocca lambretta e pensieri. Ha varcato il tempo, è di nuovo sedicenne, sulla strada che lo portava, assieme al padre, da Marzamemi alle saline di Vendicari. Calogero ci aveva perso la vita alla salina, quando ci si era trasferito dopo la chiusura della tonnara, nel ’43. L’alluvione l’aveva trascinato via come un sasso di fiume, lasciando Tore solo con la madre, Ajta, distruggendo per sempre la salina e la certezza del futuro di Salvatore che, da allora, aveva trovato lavoro nei campi, a Pachino. Appena maggiorenne, il padrone del campo gli aveva chiesto di fare lo smistamento dei raccolti e lui aveva creduto che sarebbe bastato per farsi una famiglia, il sogno che combaciava con Filomena, conosciuta da poco. 

Un giorno balordo, mentre smistava un carico a Noto, una grossa buca nella strada gli rovesciò il carico e il mondo. Il padrone lo mandò via come un cane rognoso. Qualche lavoretto senza futuro per un po’ d’anni lo costrinse alla decisione di andare via. Non in America, troppo lontana, l’Olanda era più a portata di mano per far arrivare i soldi a casa prima e per via di quell’accordo fra i Governi sul trasferimento della manodopera di cui aveva letto sul giornale. 

I ricordi di Tore sono vividi. Il dolore di lasciare sola Ajta, l’angoscia di sospendere il futuro  con Mena senza scadenza. E poi il treno per Milano, il centro di smistamento. La speranza svilita dei respinti. E le visite mediche, i certificati del tribunale e, infine, la partenza verso un ignoto migliore. Come se si potesse sapere prima com’è l’ignoto.

I canali di Utrecht non sono molto diversi da quelli di casa sua. Da bambino, i pantani vicino Siracusa erano un luogo delle meraviglie. La nebbia li fasciava come un velo da sposa e ogni tanto sbucavano strani uccelli con le gambe lunghe e quel colore rosa tenue così femmineo, che sembravano ballerine sulle punte mentre passeggiavano adagio nell’acqua. Creature misteriose simili agli uccelli che s’alzano in volo ora, lì vicino. Non li vede, sente solo il fruscio delle ali che rompono l’aria. 

Chissà dove migrano, dove hanno casa. La stessa domanda che arriva dall’Italia, cui deve rispondere per sé. Il desiderio di vivere di Mena, la ragione della sua insonnia. Qual’è casa sua è il grido che viola il silenzio in cui è immerso. 

In lontananza, il rumore continuo di una macchina da lavoro, forse una pala meccanica, gli spezza i pensieri e lo conduce a sé. Da un’imbarcazione, una ruspa lavora agli argini del canale. Ferma la lambretta, scende e s’incammina per il rettifilo lungo l’acqua, assorto nella risposta a Mena, che fatica a prendere forma nella mente. La rivede bella e giovane nell’ultima fotografia che ha ricevuto, come alla festa in cui si sono conosciuti, con il vestito rosso a pois bianchi che le segnava la vita come un invito. 

Le ha promesso di farla felice. Non le aveva detto come. Lui sa che la felicità prende strade semplici, e quel limbo in cui è costretto a vivere, senza sapere quando tornerà, non è una di quelle. Mena ha diritto di vivere ora, di essere una zita chi abbrucia l’occhi dell’autre fimmine comu la cipudda. Poco conta con chi. Se la felicità passa per qualcun altro, che gli faccia largo. 

Il peso elefantiaco che ha addosso è ancora più massiccio. Torna alla lambretta, le mascelle contratte. Sale e si avvia all’acciaieria. 

Paola Ascani

Fotografia, Photography

50 anni di Randstad1969!!

*Oggi i telegiornali vi diranno che sono passati esattamente 50 anni dall’ultima esibizione pubblica dei Beatles, avvenuta per l’occasione sul tetto della Apple Record di Londra.
In Olanda invece qualcuno acquistava una copia del “Randstad”, il giornale che è arrivato fino a noi in compagnia dei 141 rullini da sviluppare.
Ci piace immaginare che questo semplice foglio di carta stampata abbia protetto nel tempo le fotografie impresse e tutte ancora da riportare alla luce ed è così, come a rendergli omaggio, abbiamo intitolato il progetto “Randstad1969”.
Il ’69 si è visto protagonista di molti avvenimenti importanti come il primo sbarco sulla Luna , raccontato per noi dal giornalista Tito Stagno con il suo storico «Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare!»
A dicembre tra Roma e Milano una serie di bombe da l’avvio a quelli che vennero definiti”Gli anni di Piombo”.
Questi e tanti altri fatti segnarono l’anno 1969 e chissà se negli ultimi 40 rullini da sviluppare qualcuno di essi è stato impresso nelle pellicole. Lo scopriremo insieme.

[Pierluigi Ortolano]

Fotografia

Le Bambine di Randstad1969

Una delle prime fotografie rinvenute nei nostri rullini è stata quella che è diventata l’immagine iconica del progetto,le tre bambine in bicicletta.

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Man mano che il nostro lavoro di sviluppo è andato avanti abbiamo potuto vedere che sono una costante per l’occhio del nostro sconosciuto fotografo, che romanticamente ci piace immaginare come il loro papà così attento a rendere indelebile ogni giorno della loro vita.

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La maggior parte dei negativi contiene un momento della quotidianità di queste bimbe a volte in compagnia di una donna che possiamo supporre essere la loro mamma.

Una di queste foto ha ispirato la nostra carissima amica Raffaella con una dedica che potete leggere ed ascoltare QUI.

Vi lasciamo alle immagini e vi ricordiamo di contattarci per chiederci come contribuire al progetto Randstad1969.

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Photography

Randstad1969…In Tour..Incontra il Vostok100K (La video intervista)

Molti di voi ricorderanno che poco più di un mese fa abbiamo incontrato,nella suggestiva cornice di  Bagni VittoriaLorenzo Scaraggi, un viaggiatore narratore di storie come ama definirsi, che a bordo del suo Vostok100K  ha percorso il viaggio a ritroso intrapreso da Pier Paolo Pasolini nel 1959 da Ventimiglia a Trieste “La lunga strada di sabbia”. Il suo viaggio, #Lungomareitalia, lo ha portato a percorrere lentamente a bordo del Vostok100k le coste italiane alla ricerca di incontri, luoghi, tradizioni e storie da raccontare. Lorenzo sin dal primo istante è rimasto colpito dalla storia delle pellicole di Randstad1969 ed è per questo che ha deciso di fare tappa da noi e salire a bordo di Civico Zero dove ci ha fatto qualche domanda ed ha potuto ammirare una selezione delle fotografie stampate.

Queste le sue parole per introdurre al video che vi invitiamo a guardare per conoscere meglio il lavoro svolto finora.

Nel corso di #lungomareitalia, il mio viaggio lungo le coste italiane, mi è capitato di viaggiare nello spazio, nelle parole della gente che ho incontrato, viaggiare attraverso i luoghi e le tradizioni.
E mi è capitato anche di viaggiare nel tempo, indietro nel tempo.
A Vasto, presso Bagni Vittoria ho incontrato Pierluigi e Davide, papà dell’associazione CivicoZero che altro non è che un’associazione cuturale itinerante che ha sede in un vecchio camper.

Pierluigi e Davide da un anno stanno viaggiando nel tempo grazie a Randstad 1969 (www.randstad1969.com) un progetto fotografico molto ambizioso: hanno comprato una misteriosa scatola con decine di rullini fotografici avvolti in un foglio di un giornale olandese del 1969, il Randstad.
Attraverso raccolte fondi e piccole azioni di autofinanziamento i due ragazzi abruzzesi stanno rivelando un mondo, quello contenuto nei rullini che vengono sviluppati poco per volta, che altrimenti sarebbe rimasto impigliato nelle pieghe dell’oblio.

Grazie Lorenzo e come sempre Vostok100k avanti tutta!!

Photography

Periferie dell’anima

 

 

Mio padre ci veste sempre uguali

È come se volesse livellare l’amore dandogli una forma estetica rassicurante

Siamo statue in bianco e nero alla periferia del suo antico dolore

“Fiori in mezzo ai fiori” ci dice prima di scattare l’ennesima fotografia in mezzo ad una campagna incerta

Sotto un cespuglio orgoglioso di gemme

Le mie sorelle paffute assecondano la sua fame di ricordi, ci provano a sorridere, anche se le mani lungo i fianchi esprimono una stanchezza lunare

Io vorrei fuggire ogni volta che ci disegna in un quadro e rovinare la prospettiva e mettermi a saltare e urlare e strappare petali a manciate

Lui si lamenta, dice che sono troppo rigida…una posa innaturale…

Innaturale tutta la nostra vita di bambine che crescono a dispetto di tutto il vuoto intorno

Papà trascorre un tempo molto lungo a togliere polvere dalle credenze antiche, dalle porcellane finissime, dai gioielli di mamma

Un giorno di settembre incartato di nebbia mamma ci ha baciate sulla guancia e si è lasciata inghiottire dal fiume di un sogno

Mentre spariva dolcemente papà l’ha fotografata

Da allora noi viviamo sempre in posa con il cuore che decide di sospendersi prima dell’ennesimo scatto

 Io sono la più grande e per questo sento il peso di una tristezza più grande

Stamattina mi sono svegliata che ancora la notte respirava sul giorno e ho aspettato che la luce sciogliesse l’attesa della natura

Ho pensato a come tutto si muove intorno, a volte anche in modo impercettibile

E a quanto sia difficile fermare la vita

Quando papà ci dice di stare ferme, così… in posa plastica… sistemando riccioli e pieghe delle gonne ho paura di morire

Di finire l’innocenza in quella bugia

Per fortuna però tutto ricomincia, tutto si muove, tutto diventa qualcos’altro

Devo prendere l’ultimo rullino e nasconderlo al mondo che verrà

Io e le mie sorelle stamattina costruiremo un meraviglioso aquilone.

[ Raffaella Zaccagna ]

Photography

Quota 41 per Randstad1969

Il 41 non sta per la temperatura di questi giorni d’estate anche se, quando il nostro stampatore Franco Glieca ci avvisa che sono pronti i nuovi sviluppi la temperatura sale e non poco!

Avrete capito che 41 è il numero di pellicole sviluppate finora, un traguardo questo che dobbiamo ai tanti amici che ci seguono e che hanno deciso di sostenere il nostro progetto.

Per ringraziarvi tutti da oggi aggiorneremo la galleria delle immagini trovate ogni 10 pellicole sviluppate.

Di seguito il primo editing.

Fateci sapere cosa ne pensate!!

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Restano ancora 100 rullini da sviluppare, chiedeteci come fare per avere una stampa e così contribuire a Randstad1969!!

Photography

Crowdfunding Randstad 1969 – 39 giorni per scrivere una pagina di storia

Qual’è il momento esatto in cui nasce un’emozione?
In quale luogo si fermano le storie interrotte?
Cosa le blocca?
Cosa le libera?
E cos’è che le fa tornare con urgenza, con prepotenza fino a mutarle nella loro forma definitiva?

Centoquarantuno rullini fotografici mai sviluppati impressi nei Paesi Bassi da un fotografo di cui non conosciamo il nome.
Una storia che inizia nel 1969 e che oggi può essere letta attraverso il progetto di crowdfunding appena lanciato sulla piattaforma KissKissBankBank.
Ti sarà riconosciuta una ricompensa per ringraziarti della collaborazione.
E ti ringraziamo anche a nome del fotografo ignoto.
Col tuo contributo toglieremo la polvere depositata in quasi cinquant’anni.
Insieme troveremo risposte, altre domande, sguardi, luoghi.
Conosceremo gli occhi di un fotografo e la loro geografia emozionale.
Sveleremo tante storie, tanta storia.

A questo link la pagina per accedere al Crowdfunding con tutti i dettagli

https://www.kisskissbankbank.com/it/projects/randstad1969

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Fotografia

La Galleria di Randstad1969

Poche parole questa volta.

Vi lasciamo ammirare una piccola selezione delle foto fin’ora rinvenute nei rullini.

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Senza categoria

I Luoghi di Randstad1969

L’occhio che guarda questi luoghi  immagina il loro passato, sente attraverso la pelle consumata dal tempo l’anima che li  avvolge”

                                                       “I luoghi e la polvere”   

                                                              Roberto Peregalli

                                                                                                                 

Parafrasando questa pensiero di Peregalli anche i rullini di Randstad1969 hanno una sorta di anima che li avvolge e che li ha protetti per restituirci intatti, nelle immagini, i luoghi di un passato immobile ma che è riuscito a viaggiare fino a noi.

Provini di Randstad1969©
Randstad1969©

 

Dettagli come scorci di quartiere, eventi folkloristici, autobus di linea, le tre bambine ritratte davanti ad una scuola, navi nel porto, operai al lavoro, ci hanno permesso di individuare e circoscrivere una zona che va da Amsterdam ad Haarlem.

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Randstad1969©

 

La nostra ricerca continua ed invitiamo chiunque riconosca un luogo o un particolare a contattarci come è successo durante l’anteprima della mostra di Randstad1969 in occasione di Vinum et Cultura dove tre Olandesi hanno riconosciuto nelle foto alcuni luoghi della loro infanzia.

 

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Nuvole

L’idea era quella di coinvolgere amici  , ognuno con un contributo personale per far crescere questo progetto .  Massimiliano Conte  ama scrivere e si è mostrato subito entusiasta, ed ogni volta ci stupisce . Vi lasciamo alla lettura del suo ultimo scritto per Randstad1969.
Nuvole
Le avevo già viste, mi piacevano da prima. Nel corso della vita le
ho immaginate di volta in volta panna montata, zucchero filato,
batuffoli, animali, pensieri in viaggio. A scuola mi spiegarono
che sono addensamenti di vapore acqueo. Non ci ho mai creduto fino
in fondo. Un cielo senza nuvole mi era sempre sembrato solo una
bozza. “Le staranno per disegnare” mi dicevo sempre “non è
possibile lasciare un lavoro a metà”. La prima volta che le ho
viste da sopra, in aereo, mi sembrava che si fosse capovolto il
mondo. Fino a quel giorno. Eri lontana da me ma sotto lo stesso
cielo. “Le nuvole, guarda le nuvole” mi scrivesti. In un attimo
ero già fuori, a guardare quello che stavi guardando. Da quel
momento ogni nuvola mi parla di te. Da quel momento ogni nuvola
che vedo la fotografo. Così ti tengo accanto, anche quando non ci
sei. Le avevo già viste, mi piacevano da prima. Ora mi piacciono
di più.
[Massimiliano Conte ]

Randstad1969
I 141 rullini Agfa di Randstad1969

Ship. Una delle ultime foto trovate nei rullini
Una delle ultime foto trovate nei rullini

Lavori
Una delle ultime foto trovate nei rullini