Concorso Letterario, Fotografia, Photography

Secondo classificato il racconto “Dal diario di Marleen dell’11 Aprile 1969” di Francesca Tilio


Dal diario di Marleen dell’11 Aprile 1969 di Francesca Tilio

Dal diario di Marleen dell’11 Aprile 1969


Oggi piove, ma sembra pure primavera.


Mamma dice sempre che siamo più carine se sorridiamo senza
mostrare i denti perché altrimenti sembriamo degli animaletti. A
me dice che ho i denti da castoro.
In verità penso di somigliare di più a una tartaruga, per la forma
delle guance e per come inclino la testa… lei invece a un opossum,
soprattutto la sera quando alza la testa dalla macchina da cucire.
Ma guai a dirglielo, si arrabbia, è permalosa, è convinta di
essere la sorella povera della regina Guglielmina.
Mamma dice che se avesse avuto soldi per comprare vestiti lussuosi
ci sarebbe venuto naturale chiamarla maestà. Invece indossa solo
abiti cuciti da lei, che non sono belli come quelli della regina,
forse un po’ troppo scuri.
Papà dice sempre che mamma è la sua regina e noi le sue
principesse. Credo non ci sia niente di più lontano da me, anche
perché a me le principesse fanno schifo.
Mamma cuce anche i nostri di vestiti. Li cambierei volentieri con
quelli della vetrina di Batavia, mi farebbero sentire meno diversa
dalle mie compagne di scuola. Le mie sorelle non ci stanno male
per la questione degli abitifattiincasa , per loro va bene tutto,
ma secondo me è perché sono ancora troppo piccole per capire. In
verità sono tanti gli argomenti di cui capiscono poco!
Mamma dice che dobbiamo volerci bene, stare sempre tutti insieme,
che le famiglie si chiamano così perché devono restare unite e
dopo che lo dice si fa sempre il segno della croce e guarda in
alto. Casomai si sarebbero dovute chiamare uniglie , insiemiglie . A
me famiglia fa venire sempre in mente fanghiglia, come quella che
abbiamo studiato sul libro di scienze. Sinceramente lo trovo un
termine più adatto visto che starci dentro certe volte mi sembra
così difficile che è un po’ come se venissi risucchiata dalla
melma.
Questa è la scena che immagino
a terra, nel fango, ci sono i miei genitori e le mie due sorelle,
tutti vestiti di grigio e con la bocca aperta. Io cammino verso di
loro e le grandi fauci mi inghiottiscono, piano piano, come
succede con le sabbie mobili. Io non posso gridare aiuto perché di
solito dovrebbero essere i familiari a salvarti, così li guardo
stupita mentre mi divorano, con gli occhiali e tutto. Praticamente
muoio soffocata e mentre succede le mie sorelle cantano

Groen is ‘t gras, groen is ‘t gras,
onder mijne voeten.
‘k Heb verloren m’m beste vriend,
‘k zal hem zoeken moeten.
Hé daar plaatsgemaakt voor de jongedame.
En de koekoek op het dak,
zingt z’n lied op zijn gemak.
O mijn lieve Augustijn,
deze dame zal het zijn
La famiglia (o fanghiglia) è questa cosa qui.
Spesso dico, mica sempre!
Succedono pure cose belle a casa, non voglio dire che li odio ogni
minuto, ora, giorno della settimana, del mese e così via.
Ad esempio mi piace quando prendiamo la macchina per andare fuori
città e mamma prepara panini per tutti. Mi piace quando le mie
sorelle sono in gita e io torno ad essere figlia unica, come
nell’era primordiale della mia esistenza sulla terra. Mi piace
quando invitiamo gli zii, che portano i cugini, e allora possiamo
chiuderci in camera a chiacchierare, fare le gare di sputi, fare
le micro sculture con i chewing gum masticati. Mi piace quando sto
con papà in camera oscura e mi mostra come dal rocchetto di
plastica escono fuori le foto che ha scattato. Allora compariamo
noi (io sempre con la faccia da tartaruga), la mamma, le gite, le
cose strane che papà si ferma a fotografare per strada, gli amici,
i giri in bici…
Papà dice che la fotografia è una specie di magia, è esoterica.
Dice che a lui sono stati svelati dei trucchi per far comparire le
cose e tra qualche anno li spiegherà pure a me. Io non vedo l’ora,
perché un po’ ho già capito come funziona la macchina fotografica,
ma quando mi spiegherà bene come mischiare i liquidi per far
comparire le foto allora sarò ancora più felice.
Un’apprendista stregona.



Lo stanzino buio è il mio posto preferito della casa. Quando papà
è fuori io ci vado ad ascoltare la radio, ad inventarmi le storie,
a mangiarmi le doppie punte.
Stasera papà è stato chiamato a fotografare un concerto al
Concertgebouw . Gli ho chiesto se può portare anche me perché io
quel posto l’ho visto solo da fuori. Ha risposto che è impossibile
perché sarà un evento blindato e lui ha un pass speciale da
fotografo. Al massimo possiamo accompagnarlo fin lì a piedi e
tornare con l’autobus.
Ogni tanto porta la mamma quando lo chiamano a fotografare gli
eventi in città, così si mette tutta in ghingheri, anche se si
tratta della fiera delle oche. Lei non si informa neanche di cosa
si tratta, è solo una scusa per vestirsi bene, così poi lo può
raccontare alle zie o alle commesse del panettiere. Che è stata
qui e lì, che ha visto questo e quello…
Stasera suona un’americana e a scuola ho sentito i ragazzi più
grandi che ne parlavano. Vorrei tanto andarci perché ho capito che
molti di loro avrebbero voluto vederla, ma i genitori o non ce li
hanno mandati o non hanno trovato i biglietti. Si chiama Janis
Joplin (figo avere un nome con la doppia J). Ieri l’ho sentita in
radio, mentre ero da sola in camera oscura, e mi sono immaginata
sotto il palco a ballare con gli occhi chiusi, come fanno i grandi
durante i concerti. In effetti ha una voce stranissima, sembra la
lunga frenata di una macchina, un graffio di unghie sul muro. Mi è
sembrata paurosa e bella allo stesso tempo.
Papà dice che si droga, che è una ribelle, una che non si
controlla. Dice che non sarà facile fotografarla. Non vedo l’ora
che porti a casa i rullini del concerto per svilupparli insieme a
lui. Chissà come sarà vedere apparire JJ nella bacinella? Il
vestito, la bocca larga, le chitarre, i capelli lunghi.
Domani, devo aspettare che arrivi domani.
Mamma dice sempre che domani è un altro giorno.
Per fortuna.
M

Francesca Tilio


NOTE: I personaggi della storia sono pura invenzione ma si muovono in un contesto storico
reale. Esiste una regina Guglielmina e l’11 aprile del 1969 si è veramente esibita Janis Joplin
al Concertgebouw di Amsterdam.

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